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Non tutti sanno che....
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25 aprile 2010

SUPERSTIZIONI

 
Non è vero… ma ci credo!
 
 
 
Col termine superstizioni si indicano tutte quelle misteriose credenze popolari prive di razionalità a cui molte persone danno credito e che, sia per suggestione che per timore, mettono in atto con gesti o pratiche rituali al fine di scongiurare un evento negativo o per favorirne uno positivo.
Col termine originario “superstitiònem” Cicerone indicava, invece, coloro che si rivolgevano alle divinità con preghiere, voti e sacrifici, per ottenere protezione.
Perfino chi si definisce scettico, nella sua razionalità, ha qualche volta agito diversamente o dato credito a qualche piccola scaramanzia, perché come diceva Benedetto Croce: “Non è vero… ma ci credo!”, mentre per Lev Trockij “Nessuno è più superstizioso degli scettici”.
Al contrario, in alcuni casi, la superstizione diventa talmente radicata e ricorrente da portare a veri e propri disturbi del comportamento di tipo ossessivo.


Spesso la superstizione è di origine religiosa oppure legata ad eventi realmente accaduti e nel mondo esistono parecchie superstizioni legate a oggetti (scala, ombrello, olio, specchi…), a amuleti/talismani (ferro di cavallo, quadrifoglio, coccinelle, il cornetto, un soldo bucato…), a numeri ( 13, 17 …), a colori (viola, nero, bianco …) e agli animali (gatto, civetta...).
Ancora oggi molte pratiche magiche e incantesimi vengono fatti, in una forma o nell’altra, perché le persone ci credono. In Inghilterra per esempio, le mamme baciano il loro bambino dove si è fatto male ripetendo “Bacialo e fallo star meglio!”. Per altri la fortuna non è legata tanto alle parole quanto a talismani o oggetti particolari come corni, amuleti e mascotte. Ce ne sono molti di uso generalizzato, però anche molti personali, come lo possono essere un particolare paio di scarpe, un maglione o un ciondolo a cui si attribuisce la fortuna. Le pratiche magiche relative alla superstizione trovano campo fertile nell’ambito sportivo e del teatro dove atleti e attori sentono di dipendere dalla fortuna e, si dice,  che gli attori, per esempio, amino vestirsi di viola la sera della prima.

Sta di fatto che la superstizione viene da lontano e non vi è popolo che non ne sia stato coinvolto. Gli uomini primitivi credevano che bastonando l’immagine (ci si riferisce ovviamente a primitivi disegni) di un animale o di una persona le si recasse del male o se ne favorisse la morte.
Cristoforo Colombo riteneva il venerdì un giorno fortunato tant’è vero che partì e ritornò in tale giorno. Il venerdì 17 è ritenuto sfortunato perché in quel giorno Filippo il Bello diede l’ordine di uccidere tutti i Templari. Il numero 17 insieme a quella del Venerdì è una delle superstizioni più diffuse che persino i quotidiani non mancano a volte di sottolinearlo.
“Di Venere e di Marte non si sposa e non si parte, né si da principio all’arte” e “Chi ride di Venerdì piange di Domenica”,  recitano alcuni antichi proverbi. L’origine è sia religiosa che popolana. Nei Vangeli Venerdì è il giorno della crocefissione dedicato alla penitenza mentre la Domenica quello della resurrezione. Per i Romani il martedì era sfortunato perché dedicato a Marte dio della discordia.
Molti preferivano scrivere il numero 13 come 12+1 pur di evitarlo così come il tredici a tavola porterebbe male. Credenza nata perché nell'ultima cena il tredicesimo era Cristo che finì poi crocifisso. Ma già precedentemente tale numero non era ben visto per eventi nefasti collegati, come la morte di Filippo II avvenuta dopo aver fatto apporre la sua statua accanto a quelle delle 12 statue di divinità già presenti nell’Olimpo. Per gli Assiro-Babilonesi il 12 era un numero sacro (numero divisibile) e non altrettanto il suo successore.

Il pane poggiato al contrario sulla tavola è considerato di male auspicio sin da tempi lontani, perché in periodi di carestia il pane e il grano erano beni preziosi a cui portare rispetto.
Sette anni di disgrazia spetterebbero a chi, malauguratamente, rompe uno specchio. Secondo alcuni tale superstizione ha diverse origini. La più acclarata quella che per gli antichi lo specchio costava molto e per ottenerlo occorrevano anni di lavoro (sette?) oppure anni di guadagni (sette?) per poterne acquistare un altro. Il numero 7 era un numero magico per i romani. Per altri rompere uno specchio significava rompere anche l’immagine riflessa e quindi simbolicamente infrangere anche la propria. Da non dimenticare, infine, che dopo la morte di una persona gli specchi andavano coperti perché poteva dare fastidio allo spirito del defunto che, vagando, poteva essere riflesso dagli specchi impedendone il trapasso.

Anche la superstizione sull’olio e sul sale ha origini antiche. Sprecare l’olio versandolo era nefasto in quando un bene prezioso addirittura sacro per gli antichi e poi utilizzato nei riti cristiani. Se veniva rovesciato occorreva spargervi sopra del sale per annullare la iella che ne sarebbe derivata (per i siciliani va bene anche l’urina).
La rarità insieme alle sue proprietà hanno generato le credenze sull’uso del sale. Per i Romani spargere sale sulle rovine di una città significava impedirne la rifiorita (il sale rende sterile il terreno). Buttare tre pizzichi (tre numero magico) di sale alle proprie spalle significava allontanare maledizioni e malauguri. Anticamente era anche simbolo di amicizia, tanto è vero che si poneva una coppa di sale davanti ai commensali e si racconta che una volta un invitato abbia inavvertitamente fatto cadere la coppa sul tavolo suscitando l'ira del padrone di casa il quale, sguainata la spada, uccise il poveretto. Pare che questo episodio abbia fatto nascere il detto che versare il sale porti sfortuna. Se viene rovesciato sulla tavola alcuni ne prendono un po' e lo lanciano dietro la loro spalla sinistra.

Nasce nel settecento l’idea che il cappello sul letto porti sfortuna perché non era consigliabile all’epoca, mettere dove si dormiva, un ricettacolo di sporcizia e di parassiti (a causa delle parrucche incipriate).

Anche se la maggior parte dei navigatori si ritiene scettico molti credono però, scherzando, che cambiare nome ad una barca porti sfortuna, così come il colore verde (quando non è un fanale, una luce di posizione o una parte della bandiera) o la non rottura della bottiglia durante il varo (per questo viene ben limata prima dell’uso). I tatuaggi dei vecchi marinai di una volta servivano da portafortuna e non solo per bellezza.

In alcune culture il fischiare richiamerebbe il diavolo e forse per questo i minatori si guardavano bene dal farlo.

 
Aprire un ombrello in casa attirava la miseria in quando era si era soliti usarlo quando c’erano delle perdite d’acqua dal soffitto. Ma esso richiamava alla mente anche il baldacchino che veniva tenuto sulla testa dal prete quando portava l’estrema unzione.
Mentre per i popoli latini il vedersi attraversare la strada da un gatto nero è sinonimo di sfortuna, per quelli d’oltreoceano è invece un buon segno. Ma solo perché nel medioevo il gatto nero era associato al male e al demonio.
Mai passare sotto una scala e se proprio lo si deve, incrociare le dita e sputarsi sulle scarpe come forma di scongiuro. Tale timore risale al medioevo quando le scale venivano usate durante gli assedi alle fortezze e passandoci sotto si correva il rischio di essere colpiti da olio o pece bollente. A livello religioso, invece, la scala forma un triangolo, il simbolo inviolabile della Trinità.
 
Di pratiche ed usanze ve ne sono tantissime altre e ve ne propongo brevemente altre.
Incrociare le dita mentre si dice una bugia o in segno di scongiuro.
Mangiare lenticchie a capodanno come simbolo di prosperità.
“Toccare ferro” è un usanza di origine latina mentre i popoli nordici “toccano legno”.
Se la fede nuziale viene persa, per evitare l'infelicità sulla coppia essa andrebbe riacquistata  e infilata all'anulare dal partner, come durante il rito nuziale.
Adoperare in due lo stesso asciugamano porterebbe litigio.
Porta male la goccia di cera che cade lungo il lato della candela.
Per evitare la calvizie occorrerebbe tagliare i capelli solo durante la luna nuova.
Il cucchiaio tenuto con la mano sinistra porterebbe sfortuna.
Il ferro di cavallo era un segno di fortuna e se ne veniva trovato uno lo si appendeva in casa.
Era considerato  di malaugurio utilizzare in tre lo stesso fiammifero.
Cattivo presagio per le forbici che cadono a terra,  per questo, prima di raccoglierle, si posava posatevi il piede sopra.  Se cadendo, una delle lame si conficca nel terreno era presagio di morte mentre porta buono se tenute appese al muro.
vedere una gazza ha poche possibilità di successo con la sua ragazza.
Incrociare  scarpe, posate o altri oggetti portava sfortuna perché in epoca medioevale era come rappresentare e offendere la croce di Cristo.
Portava male scendere dalla parte sinistra del letto, in quanto ritenuta la parte di Satana.
Un neonato non veniva mai baciato sul collo per non fargli perdere il sonno.
Se il pettine cadeva di mano mentre ci si pettinava era segno che qualcuno che vuole bene ci sta pensando.
Portava fortuna camminare sotto la pioggia tant’è che un vecchio proverbio dice: "Sposa bagnata, sposa fortunata".
Un quadro che cade era segno di cattivo augurio, mentre quelli che raffigurano uccelli porterebbero sventura.
Il quadrifoglio per la sua rarità porterebbe fortuna e felicità anche senza coglierlo.
Se si riceveva in regalo una spilla, un temperino o un qualsiasi oggetto appuntito, occorreva pungere con essi il donatore, oppure regalategli una simbolica monetina per evitare che il rapporto di amicizia terminasse. Infatti “Cosa che punge amor disgiunge”.
Mentre il trovare uno spillo per terra porterebbe fortuna, non occorrerebbe mai chinarsi a raccogliere un ago che, al contrario, porterebbero sfortuna.
Anticamente sì aveva l'abitudine di sputarsi tre volte sul petto per allontanare qualsiasi maleficio.
Ancora oggi, alcuni corridori si fanno sputare sulla schiena dai loro meccanici, prima dell'Inizio della corsa.
Pare che vedere tre o quattro unite porti male.
Non si gettava mai il guscio dell’uovo senza spezzarlo per evitare che il demonio vi si annidasse.
 
Inoltre,
A chi pizzica il naso vien voglia di litigare.
Chi lavora a capodanno lavora tutto l'anno.
Chi starnuta di lunedì regalo aspetti.
Denti radi fortuna spessa.
I gobbi portano fortuna e le gobbe disgrazia.
Quando fischia l'orecchio dritto, il cuore è afflitto; quando il manco, il cuore e franco.
 
 
 

2 aprile 2010

Stranezze dal mondo

 
MENU A BASE DI PENI
 
penis-restaurant
 
 
A Pechino un ristorante serve in tavola piatti meticolosamente e stranamente guarniti a tutti gli impavidi che vi si recano.  Si suppone che essi aumentino la potenza sessuale maschile anche se pure le donne possono assaggiarli perché, qui, pensano che gli organi sessuali siano buoni anche per la pelle. Infatti, in questo ristorante il menu consiste esclusivamente di piatti a base di peni e testicoli di animali (più di trenta: cervo, serpente, bue tibetano, cavallo, foca, anatra, scimmia, ecc.)
 
Una visita al Ristorante Guolizhuang a Dongsishitiao a Pechino non è per gli schizzinosi!
Vi sono altri ristoranti che nel menù hanno peni di animali, ma questo è stato il primo a basare l’intera cucina su tale ingrediente e ad aver una vasta scelta.
 
Qui i piatti hanno nomi come “Dragone in Fiamma di Desiderio”, "L'Essenza del Buddha d'oro", "La rinascita della Fenice", "Gelsomino a 1.000 sfoglie" o “Ricerca del tesoro nella sabbia”, ma non lasciatevi sviare dai nomi perché al posto del gelsomino troverete strati sottili di pene d’asino, come al posto della sabbia solo gonadi di pecora al curry. I cinesi, si sa, mangiano di tutto o come recita un loro vecchio detto – mangiano qualsiasi cosa a 4 zampe, tranne i tavoli e qualsiasi cosa che vola, tranne gli aeroplani! -
 
 
 
Qui, una giovanissima cameriera (nutrizionista?) spiega ai nuovi ospiti i menù e un po' di tradizione locale come il fatto che per migliaia di anni la medicina cinese abbia usato peni di animali per curare reni e problemi di erezione ma, per avere beneficio, dice, i piatti devono essere consumati con regolarità.
Chi è interessato ad effetti più immediati, può sempre ricorrere ad un particolare cocktail di vino che contiene estratti di cuore, pene e sangue di cervo, a suo dire migliore del viagra. Vi verrà detto che i cani sono gli unici animali ad avere un osso nel pene oppure trovare una foto di un piatto fatto con pene di cane russo pubblicizzata a 25 € che vi informa che l’atto sessuale di questo animale dura 48 ore e 7 mesi all’anno la sua stagione amorosa.
 
Tra le specialità più costose si trova il pene di yak a 179 €, mentre un spezzatino con 10 diverse selezioni pene-testicolo servito su un attraente preparazione costerà 89 €. Per la foca canadese bisogna fare l’ordinazione qualche giorno prima. Per i palati più esigenti in particolare, il menu offre anche feti di pecora o di cervo mentre per gli ospiti speciali è presente un menù speciale con peni di specie perfino minacciate di estinzione, come le tigri. Ma per questo dovete mostrare prima una Platinum Card o essere pronti a sborsare fino a € 1000. 
A chi ha mangiato pene di cane russo, alla fine del pasto gli verrà regalato, in una scatola rossa, il relativo “osso” che dicono protegga da “influenze negative”.
 
 
 
Il menù è personalizzato, sia in funzione di ciò che si ha in programma per la sera e  sia in base all'età del cliente. Sono ammessi giovani solo al di sopra dei 15 anni perché gli ormoni potrebbero interferire con la loro crescita naturale. Tutti i clienti siedono in separé ed è fatto prevalentemente da un pubblico di uomini o coppie.
I cinesi non si recano in questo ristorante per dar prova di coraggio o per sfizio ma per eseguire con continuità un trattamento “curativo” per chi ha problemi di libido. Certe convinzioni e antiche tradizioni sono molto radicate in questo popolo.
Vero o falso che sia, le voci circolano ed oggi il Guolizhuang può contare un franchising in espansione con altri ristoranti già aperti nelle Chinatown ad Atlanta e in Georgia. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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permalink | inviato da feel il 2/4/2010 alle 20:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 ottobre 2009

LA MASSONERIA

 
SINTESI SULLE ORIGINI DELLA MASSONERIA
 
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Millenni di religioni e di riti, una storia che passa per i costruttori delle cattedrali gotiche e per i cavalieri templari, partendo dall’architetto Hiram Abif che mille anni prima di Cristo avrebbe edificato il tempio del re Salomone a Gerusalemme, queste sono le radici a cui viene fatta risalire tradizionalmente la massoneria.
 
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Simbolicamente, il tempio di Salomone comprendeva tutti i “regni” presenti sul pianeta, mare, terra, cielo, mondo vegetale, dei metalli ed il fuoco che rappresentava il sacro. In esso era custodito l’Arca dell’Alleanza, che secondo la Tradizione conteneva te Tavole dei Comandamenti dettati a Mosè. Dal momento che il tempio di Salomone, quindi, era la rappresentazione in terra del regno di Dio, i templi massonici furono costruiti seguendo il suo stile. D’altronde, lo stesso Adamo può essere considerato il primo massone sulla terra in quanto messo davanti alla scelta tra il bene ed il male.
  La massoneria è una società segreta a carattere cosmopolita e iniziatico, sorta col fine di affratellare gli uomini di tutte le nazioni e di organizzare la società su basi esclusivamente umanitarie e laiche. I loro luoghi di incontro, logge o templi, sono una sorta di enciclopedia di simboli e di riferimenti a varie antiche tradizioni sia religiose che sapienziali. 
 
Da sempre, la massoneria è stata circondata dal segreto e dal mistero anche perché ha spesso dato rifugio a chi disapprovava l’operato dei potenti, quando esporsi significava l’impiccagione o il rogo.  Di certo, nei secoli è diventata una organizzazione a livello mondiale.
I suoi ideali nascono sotto il motto “Libertà, uguaglianza e fratellanza” ed il suo nome deriva dalla pretesa discendenza della massoneria dall'associazione di operai e muratori (mason = muratore dal francese) che si rifà alla leggenda di Hiram.
Le corporazioni accompagnano la storia dell’uomo fin dall’inizio, dalle palafitte ai primi villaggi, dai costruttori di piramidi ai templi dell’antica Grecia e di Roma. Da sempre le associazioni riconosciute e tutelate dalla legge detengono i segreti dell’arte dell’architettura. Nel medioevo per la costruzione di cattedrali, castelli e ponti agli architetti si affiancavano scalpellini e vetrai, carpentieri e decoratori. I maestri svelano agli apprendisti i segreti che custodiscono gelosamente come documentano i primi statuti. Il manoscritto di Bologna del 1248, quello di Strasburgo del 1459 e massoneria1quello di Edimburgo del 1656, per esempio.
Era la “massoneria cooperativa” quella dei costruttori che si spostavano da un paese all’altro chiamati dagli imperatori, ai papi o dalle autorità comunali. Le basi delle successive confraternite o logge massoniche erano proprio fondate su questa filosofia, preservare i segreti per svelarli solo agli adepti (lo stesso termine “loggia” non è altro che un elemento architettonico, mentre come simboli vennero scelti il compasso e la squadra). Per le loro caratteristiche di segretezza alcuni hanno visto nell’ordine dei cavalieri templari i precursori di quelle che sarebbero poi diventate le logge massoniche.  Nel giugno del 1717 in Inghilterra viene fondata la prima “Gran Loggia” di Londra a cui fanno parte anche scienziati, nobili e studiosi, i cosiddetti “ massonici accettati” e pochi anno dopo, nel 1723 vengono stampate le “Constitution of Free-Mason” (costituzione della libera-massoneria). Presto nascono logge in Spagna, Francia, nelle Indie e nei futuri Stati Uniti d’America. Nasceva, cos’ la massoneria moderna o speculativa cioè non di mestiere ma di pensiero. Contemporaneamente anche in Europa la massoneria getta le basi per partecipare alla formazione dei nuovi Stati democratici europei, Italia compresa, progetto non privo di nemici.
 
Il quartier generale della “Gran Loggia Unita” d'Inghilterra
 
Con la venuta degli Stuart a Roma, anche qui spuntò qualche loggia scozzese, ma in Italia solo l’ 8 ottobre 1859 quando in un locale torinese 7 massoni si riunirono, si gettarono le basi per la ripresa della massoneria italiana, al di della “Carboneria” e delle società segrete precedenti, disperse e frammentatesi per la serie di iniziative, assunte dai governanti dei vari Stati italiani, per la repressioni del fenomeno massonico. Combattuta dalle monarchie assolute e dall’impero asburgico, il papa Clemente XII, nel 1738, scomunica la massoneria. Massoneria che chiedeva l’abolizione della tortura e della pena di morte, propagandando libertà di pensiero, di stampa e di manifestazione, mettendo in discussione i vecchi ordinamenti. Per questo, già agli inizi del 1800 erano nate le società segrete come quella dei Carbonari che cospirarono per la libertà politica e religiosa, adottando simboli simili a quelli massonici e dichiarando di avere come protettore Gesù Cristo, attirando così anche le antipatie della Chiesa. L’obiettivo promesso era l’unificazione dell’Italia con Roma capitale, a modello dei cantoni svizzeri, degli Sati Uniti o della Francia repubblicana. 
Quei sette massoni, erano esuli e patrioti molto vicini a Cavour (anch’egli massone) che avevano combattuto per la libertà in Spagna e nell’America meridionale a fianco di Garibaldi (un massone). Diedero vita alla “Loggia Ausonia” (che significa Italia ed embrione del futuro Grande Oriente Italiano), il cui principio fondante era l’uguaglianza dei cittadini, una cosa poco scontata a quei tempi. Ma affinché il loro pensiero si concretizzasse occorreva un aiuto esterno che arrivò dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.
In Italia, nel 1859, la lotta per l’indipendenza dall’impero asburgico e per l’unificazione è agli esordi. Con la seconda guerra di Indipendenza il regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II, alleato di Napoleone III contro l’Austria, ha ottenuto la promessa della Lombardia, ma il processo di unificazione è un punto fermo. Mentre l’Italia rimane ancora divisa in 7 stati l’Europa sta vivendo tre grandi cambiamenti incominciati nel 1879 con la rivoluzione francese. Quello della libertà, ovvero dei diritti garantiti dalle Costituzioni; quello dei popoli con le loro giuste richieste di indipendenza e di libertà e quella sociale per la parità dei diritti tra tutti i cittadini.  In Francia ed in Europa si sta andando verso un nuovo modello sociale e la Massoneria diventa sempre più un luogo di incontro e di dialogo per mettere a confronto le diverse civiltà e tradizioni culturali. Per questo, essa promuove, tra l’altro, la diffusione di enciclopedie e dei musei.
Washington D.C. , anche se non ufficialmente, è la sede del “Supremo consiglio della giurisdizione meridionale del rito scozzese antico e accettato” degli USA (uno dei Sovrani Ordini Iniziatici della Massoneria) a cui fanno capo le logge nazionali e i consigli supremi di tutto il mondo.  Il rito scozzese, molto diffuso, fonda insieme tradizioni ebraiche, mitologia egizia e memoria dei templari.
 
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Secondo alcuni studiosi, la stella fiammeggiante a cinque punte (pentagramma) che spesso è posta all’ingresso delle logge, non sarebbe altro che Sirio la stella di Iside. L’uomo ha sempre cercato di imitare la perfezione della natura e non ci deve sorprendere il fatto che quasi tutte le antiche costruzioni rispettassero la divina proporzione (3 + 2 rappresenta il risultato dell’addizione del maschile e del femminile, la vita manifestata, la generazione): i pitagorici parlano di “euritmia” delle costruzioni architettoniche basate sul numero d’oro (F = 1,618),  pensiamo ad esempio all’uomo di Vitruvio di Da Vinci, alle proporzioni delle grandi piramidi di Giza, ecc. Al centro del pentagramma è presente la lettera G : l’interpretazione del significato di questa lettera ha dato vita a diverse teorie, ma le più accreditate assegnano ad essa il nome di Dio (God in inglese) o seguenti i cinque significati specifici (specialmente nei rituali francesi).                                   
Geometria: riferimento evidente ai pitagorici ed alla loro scuola iniziatica, é la scienza fondamentale per la muratoria operativa; “ma anche alla geometria interiore, che è puro lavoro spirituale, forza di ritenzione e di controllo dei desideri, della loro giusta valorizzazione e dalla corretta motivazione delle azioni, dei pensieri delle intenzioni”. Generazione: risultato dell’unione tra il maschile e il femminile (due+tre).                                                    
Gnosi: conoscenza intesa come esperienza di contemplazione del principio creatore G.?.A.?.D.?.U.?. Abbreviazione massonica per indicare Dio, il Grande Architetto Dell’ Universo».                                                               
Genio: riferito alla scintilla divina del Creatore.                                                                     illuminati_3b           
Gravitazione : le cinque braccia della stella sembrano essere emanate dal centro, che le trattiene e le direziona; quel centro che attraverso il lavoro iniziatico il massone deve ricercare e riscoprire in se stesso. 
 
Quando G.Washington muore nel 1799, tutte le logge osservarono il lutto e per ricordare la figura del massone e primo presidente, si innalzò un grande obelisco di circa 170 metri sormontato da una piramide. Piramide che è presente anche ne Gran Sigillo degli Stati Uniti progettato da B.Franklin e T.Jefferson (entrambi membri di logge) e sulla Dichiarazione d’Indipendenza del 1776.
La cerimonia della posa della prima pietra del Washington Monument avviene il 4 luglio 1848 giorno della Indipendenza, ma anche data con un forte simbolismo templare in quanto secondo il calendario gregoriano è il giorno di San Giovanni, sacro ai massoni. Convenzionalmente la Massoneria “moderna” si intende nata ufficialmente il 24 Giugno 1717, festa di San Giovanni Battista, che ne è il protettore, quale precursore del Cristo, battezzatore, nel Giordano, degli uomini, i quali, purificandosi, anelavano a ricevere i doni e le grazie del Figlio di Dio.
 
La massoneria è stata alla radice delle società delle nazioni tra il 1917 ed il 1920 e successivamente dell’organizzazione delle Nazioni Unite nel 1942.
 
 


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31 maggio 2009

ANTICA SAGGEZZA NAPOLETANA

 
PROVERBI E DETTI NAPOLETANI  

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 Di massime, proverbi e detti napoletani ve ne sono talmente tanti che sono stati scritti interi libri catalogati per argomento o in ordine alfabetico, ma sta di fatto che l’origine di alcune massime si perde nella notte de tempi, molte sono andate nel dimenticatoio mentre alcune vengono usate ancora oggi.
Spero col tempo di aggiungerne altre che, come queste, sono curiose o davvero pillole di saggezza.
Per chi non conosce il napoletano ho riportato in parentesi quadra la mera traduzione letterale seguita da una breve spiegazione.
 
Chi ha pietà d''a carne 'e ll'ate, 'a soja s''a magnano 'e cane
[chi ha pietà della carne degli altri, la sua se la mangiano i cani]
Chi è troppo altruista e non pensa a se stesso ha poi la peggio.  
 
 
Comme si' bona, comme si' bella e 'a spigola s'ammuccaje 'a sardella
[Come sei buona e come sei bella e la spigola si mangiò la piccola sarda]
I troppi complimenti hanno spesso un secondo fine e mirano a fregare qualcuno.
 
 
Na mela vermecosa ne 'nfraceta nu muntone
[Una mela coi vermi ne fa marcire un cumulo]
Giusto un consiglio sulle scelta delle amicizie da frequentare.
 
 
Naso 'e cane, mano 'e barbiere e culo 'e femmena so' sempe fridde
[Naso di cane, mano di barbiere e culo di femmina sono sempre freddi]
Giusto un paragone che seppure strano risulta vero.
 
 
Palomma pasciuta, cerasa amara
[Farfalla cresciuta, ciliegia amara]
Per essere cresciuta vuol dire che il verme ha rovinato il frutto, come dire che se il dipendente sta bene è perché il padrone sta male.
 
 
Passero viecchio nun trase 'ngajola
[Passero vecchio non entra nella gabbia]
Ovvero, è difficile fregare una persona esperta.
 
 
Quanno 'o perucchio saglie 'ngloria, perde 'a scienza e 'a memoria
[Quando il pidocchio sale in gloria, perde conoscenza e memoria]
Il pezzente (parvenu) che diventa ricco o importante dimentica gli amici.  
 
 
Trova cchiù ampressa 'a femmena 'a scusa, ca 'o sorece 'o pertuso
[Trova più presto una femmina una scusa, che il sorcio il suo buco]
Si sa, le donne hanno sempre una scusa per ogni cosa.
 
 
Chesta è 'a zita e se chiama Sabella
[Questa è la zitella e si chiama Isabella]
Come dire, mi hai chiesto di conoscerla ed io te la sto presentando, ma non mi assumo alcuna responsabilità sull'esito dell'unione.... ovvero ho fatto quello che volevi e questo e tutto.
 

 Chi agliotte fele, non pò sputà mele
[Chi ingoia fiele (bile) non può sputare mele]
Chi riceve cattive azioni non può ricambiarne di buone.

 
 
Chi s'annammora d''e capille e d''e diente, nun s'annammora 'e niente
[Chi si innamora di capelli e dentatura non si innamora di niente]
Non bisogna badare solo all'aspetto esteriore che come... i capelli ed i denti sono fattezze che si perdono con gli anni.
 
 
A femmena è comm''o gravone: si è stutata te tegne e si è allummata te coce
[La femmina è come il carbone: se spento ti macchia e se acceso ti scotta]
Come dire, se una donna non ti ama più ti odia e se ti ama troppo ti può scottare!
 
 
Zite e murticielle va truvanno 'o parrucchiano 'e Sant'Aniello
[Zitelle e decessi va in cerca il parrocchiano di Sant'Aniello (il nome di una chiesa)]
I preti andavano nelle case chiamati dalle bigotte o per dare l'estrema unzione. E' un modo per dire che qualcuno trova sempre l'occasione per andare a casa degli altri.
 
 
A vocca nun c'è gabella e a culo nun c'è purtella
[Per la bocca non c'è gabella ed il culo non ha porta (chiusura)]
Il parlare e lo scorreggiare non costano niente e tutti lo possono fare.
 
 
Criature allesse, giuvinotte 'a fessa e viecchie 'a messa
[(Ai) bambini castagne cotte, (ai) giovani il sesso (fessa sta per vagina) (ed ai) vecchi la messa]
Come dire.... a ciascuno il suo... ogni cosa ha il suo tempo!
 
 
 
 

19 aprile 2009

BREVE EXCURSUS SUL MATRIMONIO

 
IL MATRIMONIO NELLA STORIA  

 
 
DEFINIZIONE
Sappiamo che col termine matrimonio si intende il legame tra due persone finalizzato alla formazione di una famiglia e quindi alla procreazione.
Nel mondo ebraico, musulmano o cristiano cattolico, ma anche in altre società con diverse matrici culturali e religiose, il matrimonio era ed è per tradizione un prerequisito per i rapporti sessuali, finalizzate comunque alla legittimazione di una prole in grado di ereditare il patrimonio familiare: si suppone che persone non sposate non debbano avere pratiche sessuali (in tal caso definite fornicazione) al di fuori del matrimonio e tale pratica è socialmente scoraggiata o addirittura criminalizzata. In alcuni paesi, ancora oggi, vengono prese misure precauzionali estreme, soprattutto nei confronti delle donne, come l'infibulazione (Africa, Arabia, Asia).
 
 
MONOGAMIA, POLIGAMIA E MATRIMONIO DI GRUPPO
Fino a poco tempo fa col termine matrimonio ci si riferiva solo all’unione di persone di sesso opposto, tuttavia di recente, in alcuni Stati tale possibilità è stata estesa anche a coppie dello stesso sesso (matrimonio omosessuale). Allo stato attuale, i gay possono contrarre matrimonio nei Paesi Bassi, in Belgio, Spagna, Canada, Sudafrica, Norvegia e in quattro stati USA: Massachusetts, Connecticut, Iowa e Vermont, mentre in altri Stati come Francia, Israele, Aruba, Antille Olandesi e nello stato USA di New York l’unione tra gay è riconosciuta come una forma di contratto. Nella maggior parte dei casi è consentito contrarre matrimonio con una sola persona (monogamia) ma sia in passato che oggi, in alcune culture era ed è considerato lecito contrarre matrimonio con più di una persona. Si parla in questo caso di poligamia distinguendo però tra poliginia quando è il maschio ad avere più femmine e poliandria quando è invece la femmina ad avere più maschi. Quest’ultima si verifica raramente e il termine, sinonimo di pecilandria, indica, in genere, il comportamento di una femmina che in una stagione si accoppia con più maschi o di più maschi che collaborano ad allevare i cuccioli con una femmina. In passato la poliandria si ritrovava nella comunità indiana dei Nayar in cui gli uomini erano guerrieri e spesso si spostavano e/o morivano, quindi la donna era legittimata a contrarre più matrimoni, sia allo stesso tempo che in diversi momenti. Un caso particolare di poliandria si ritrova nel Tibet (poliandria adelfica praticata dai Sherpa, Bhotia e Lepcha) in cui la donna può sposare contemporaneamente un uomo ed i suoi fratelli, in modo tale che la quantità dello scarso territorio coltivabile non dovrà essere diviso fra molti uomini.
Altro caso di poliandria è quella delle tribù canadesi degli Inuit, sebbene la pratica è diminuita bruscamente nel XX secolo a causa del cambiamento dalla religione tribale alla religione Moravian. Oggi risulta che vi sono donne che hanno più di un marito in Tibet e a Ceylon. 
 

 Comunque, anche se non si trovano tracce di poligamia nelle antiche culture greco-romane, a parte qualche dio dell’Olimpo (Zeus, Giasone, Priamo), accenni alla poliginia si ritrovano e si motivano, invece, nelle Sacre Scritture e in altri testi antichi, ricordiamo i casi si Abramo e Salomone, per esempio.
Nell'occidente precristiano alcuni popoli conoscevano e praticavano la poliginia (Indiani, Germani e Slavi), benché questa fosse una pratica riservata solo a ricchi, principi e magnati. Nella seconda metà dell'ottocento, la Chiesa cattolica rinunciò ufficialmente alla poligamia, sanzionandola con la scomunica e questa posizione causò il malcontento di alcuni fedeli che si dissociarono e, creando nuove confessioni religiosi, proseguirono autonomamente la pratica del matrimonio plurimo.
Un esempio è dato dal mormonismo che però la interruppe definitivamente nel 1890. Nei paesi bassi o in Belgio anche se la poligamia non è legalmente riconosciuta come in Marocco è però accettata. In Cina la poliginia è stata abolita solo di recente, nel 1953, dopo la rivoluzione comunista per meglio controllare lo sviluppo demografico, mentre in molte comunità islamiche di religione mussulmana, in Africa ed in India, la poligamia è tuttora presente e ci sono versetti del Corano che affermano che in certe condizioni di estrema equanimità ad un uomo è consentito avere fino a quattro mogli.
Un caso particolare di poliginia è quella 'sororale', in cui, alla stessa stregua della poliandria adelfica,  un uomo sposa più sorelle della moglie.
Una pratica in cui due o più fratelli più giovani condividono la moglie di un fratello più anziano era usuale tra i Tibetani,  i Khasa, i Toda e i Nayar.
Ancora più raro è poi, il matrimonio collettivo, che somma le caratteristiche della poliginia e poliandria (famiglia punalua e/o poliginandria) e le società che permettono tali matrimoni di gruppo sono estremamente rare (molto diffusa nelle isole Hawaii) ed attualmente risulta ufficialmente praticata solo presso la popolazione indigena Kaingang in Brasile, mentre anche per i Ciukci di Siberia e i Dieri d’Australia si dice che abbiano matrimoni di gruppo. 
I bambini in questo sistema sapevano chi era la loro madre, ma non il padre (infatti in certe isole dei Mari del Sud i primi missionari scoprirono che gli indigeni non avevano neanche una concezione di cosa fosse la «paternità»). La discendenza di un individuo passava quindi per la linea femminile. Quando le ragazze crescevano restavano in «famiglia», accoppiandosi con dei ragazzi che entravano da altre «famiglie», mentre i fratelli abbandonavano la «famiglia» di origine per andare a stabilirsi in altre «famiglie» accoppiandosi con le ragazze di esse. Molto simile è l’endogamia che si riferisce a matrimonio di persone appartenenti allo stesso gruppo o etnia e questa era la originaria «gens» (latino) o «genos» (greco) o «kin» (sassone) o «clan» (celtico), la cui esistenza può essere rintracciata alla radice di tutte le culture umane. In ogni caso, in quasi tutte le società il matrimonio tra fratelli e sorelle è vietato, con rare eccezioni nell'Antico Egitto, nella società Hawaiiana, e tra gli Inca. In tempi più moderni, alcuni matrimoni di gruppo avvennero occasionalmente in diverse comunità fondate tra il XIX e XX secolo, dove ogni uomo poteva avere sesso e procreare con qualunque donna del gruppo ed un esempio particolarmente longevo è stato quello della comunità Oneida fondata dal pastore congregazionalista John Humphrey Noyes nel 1848 e che si sviluppò nei pressi del lago Oneida, nello stato di New York.  

 Nella storia della cultura umana, comunque, sono presenti anche altre tipologie di unioni e tra queste: 
 
la famiglia consanguinea (famiglia estesa), in cui il matrimonio avveniva tra fratelli, sorelle cugini o parenti stretti (era diffusa nell’antichità in molte culture ma anche in Russia ed in Europa) probabilmente precursore della famiglia punalua. Nell'antico Egitto il re era considerato di sangue divino, figlio del dio e per mantenere intatta la purezza di tale discendenza egli sposava solitamente una sorella, una sorellastra o una parente stretta.
La famiglia sindiasmiaca, nella quale le coppie nascevano e si scioglievano spontaneamente.
 
Sta di fatto che in passato il matrimonio ed i costumi sessuali erano molto diversi come lo sono ancora oggi in molte culture che noi chiamiamo “primitive”.
In un suo studio del 1949, Murdock  trovò solo 2 società poliandriche, 193 poliginiche e 43 monogamiche mentre nel 1951 Ford e Beach trovarono la monogamia solo nel 16% di 190 culture analizzate e solo nel 5% erano decisamente disapprovati i rapporti sessuali pre- ed extramatrimoniali.
Presso i Kuikuru, 160 persone che vivono lungo il Fiume Xingu in Amazzonia brasiliana, sia gli uomini che le donne dopo il matrimonio prendono con sé degli/delle amanti e le relazioni sono note a tutta la tribù compresi i bambini. Sempre in Amazzonia brasiliana, fino alla metà dello scorso secolo le donne Canela facevano sesso anche con 40 uomini durante rituali designati sia ad assicurare il concepimento che a confondere la paternità. Presso i Koyfar della Nigeria una donna che non è soddisfatta del marito ma non vuole il divorzio può prendere con sé un amante che vive apertamente con lei e lo stesso può fare l'uomo.
Presso i Tiwi che vivono sull'isola di Melville, a 25 Km dalla costa settentrionale dell'Australia, quando una ragazza aveva la sua prima mestruazione si faceva una festa in cui un amico di suo padre sposava tutte le figlie non ancora nate che la ragazza avrebbe avuto in seguito; il che aveva per conseguenza il fatto che molti uomini anziani avevano parecchie mogli molto più giovani, le quali naturalmente allacciavano rapporti sessuali extramatrimoniali con i membri più giovani della tribù; inoltre esse potevano prendere anche altri mariti più giovani. Tutto questo sistema fu poi abolito dai missionari Europei. 
 

Presso i Na, un popolo di 30 mila anime che vive in Cina, tra le vette dell’Himalaya e l’altopiano dello Yunnan, già descritte da Marco Polo nel 1820, non esiste il matrimonio, le relazioni sessuali sono libere ed iniziano dal momento della pubertà; non esiste neanche il padre, perché sarebbe difficilmente identificabile. A Mangaia, un’isola del Pacifico a sud delle Isole Cook, le ragazze tra i tredici e i venti anni hanno tre o quattro amanti; i ragazzi anche dieci. I ragazzi e le ragazze vengono istruiti nell’arte del sesso, con sessioni pratiche condotte da una donna più anziana. I genitali dei bambini vengono stimolati dai membri della famiglia, anche con la lingua. Nella cultura polinesiana non c’è l’istituto del matrimonio e non esistono parole per “marito” e “moglie”; lo stile di vita sessuale promiscua è normalmente accettato.
 
D’altra parte, anche dove esiste ufficialmente la monogamia, tutto fa pensare che esistano numerose violazioni e che anche in Occidente il matrimonio fino a pochi secoli addietro non aveva nulla a che fare con l’amore.
 
 
IL MATRIMONOIO COME CONTRATTO, COMBINATO E FORZATO
L’utilizzo del termine matrimonio con riferimento all'unione nuziale si sviluppò solo con il diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium. Il diritto romano obbligava alla monogamia, mentre ammetteva la prostituzione, il concubinato, il sesso extraconiugale, il sesso omosessuale e il sesso con gli schiavi. Il matrimonio rimaneva per i Romani un rapporto di fatto (cum affectione) non legato a formule giuridiche ma basato principalmente sulla volontà, sul consenso e sulla convivenza che davano luogo ad una sorte di “vincolo coniugale” (coniunctio maris et feminae). Documenti scritti riferentesi al matrimonio erano le Tabulae relative alla costituzione delle doti portate dai futuri coniugi. Non mancarono le dichiarazioni giurate o i contratti matrimoniali, già presenti nella cultura greca, con i quali i genitori davano in moglie le proprie figlie elencando i doni dotali.
Solo nel I sec. furono possibili matrimoni anche tra parenti di terzo grado (figlie di fratelli, cugini) ed in genere un ragazzo era considerato “adulto”, fertile ed in grado di sposarsi tra i 14 ed i 16 anni (anni della pubertà e a seguito alla inspectio corporis) che scendevano a 12-14 per le fanciulle le quali in genere, venivano maritate molto giovani per offrire al marito le primizie del loro corpo puro ed intatto e permettere di plasmarne il carattere, al fine di garantire poi, una solida e duratura convivenza maritale.  

 Le cose andavano diversamente nella Grecia antica dove il matrimonio aveva principalmente lo scopo della procreazione e quindi possibile solo se entrambi i membri avevano realmente raggiunto lo sviluppo sessuale. Anche per questo i ragazzi in età pre-puberale venivano affidati agli anziani con lo scopo di educarli alla vita e con i quali trattenevano rapporti omosessuali, cosa che normalmente avveniva per i giovani anche durante gli isolamenti per la preparazione militare. 
Anche per i greci la verginità aveva valore e la donna aveva l'obbligo di rimanere sempre fedele al marito, mentre per gli ateniesi gli uomini potevano contare sulla compagnia di altre donne oltre, ovviamente, a quella della moglie con la quale avere figli legittimi:
le CONCUBINE "per la cura del corpo"; tra l'altro queste, dal punto di vista giuridico, non erano considerate molto differenti dalle mogli dovendo sottostare all'obbligo di fedeltà, ma soprattutto i loro figli godevano di diritti molto simili a quelli dei figli legittimi.
L'ETERA per il piacere e rapporti stabili e anche come compagnatrice;
la PROSTITUTA, che nella maggior parte dei casi era una donna che appena nata era stata esposta dal padre e destinata alla prostituzione da chi l'aveva raccolta.
La cristianizzazione dell'impero romano e le successive invasioni barbariche modificarono poi, molte di tali pratiche.  

 Il modello "un uomo-una donna" per il matrimonio cristiano fu difeso da Sant'Agostino e nel 534 l'imperatore romano Giustiniano condannò il sesso al di fuori di quello dei confini matrimoniali. Il Codice Giustiniano fu la base della giurisprudenza europea per un millennio. Il matrimonio divenne una cerimonia privata, che si svolgeva al domicilio della futura sposa, e dava luogo a dei ricongiungimenti familiari. Talvolta era impartita una benedizione, ma senza che essa avesse valore ufficiale. Il matrimonio era un mutuo contratto, scritto e firmato. Veniva sancito dalla reciproca promessa verbale della coppia che sarebbero stati sposati l'un l'altra; la presenza di un sacerdote o di altri testimoni non era necessaria. Questa promessa era conosciuta come il "verbum". In seguito, con il declino dell'impero romano, l'abitudine di firmare uno scritto scomparve progressivamente lasciando il posto a numerosi abusi: solo dei testimoni (della cerimonia, o della vita coniugale), ormai, potevano giustificare l'esistenza dell'unione. Allo stesso modo, i matrimoni «segreti», i «ratti» (senza il consenso dei genitori della ragazza) e i divorzi divennero più frequenti. Si conosce, ad esempio, il caso del rapimento di Matilde da parte di Guglielmo il Conquistatore, e le 5 spose e la mezza dozzina di concubine di Carlo Magno.
 
A partire dall’antichità e fino al Medioevo le nozze non erano decise dai figli ma dai genitori che sceglievano una persona “alla pari” (omogamia) ovvero dello stesso livello sociale, economico e culturale. Erano rari i casi in cui un genitore riusciva a far salire il figlio o la figlia, tramite un matrimonio, la scala sociale. Capitava a volte che la promessa di matrimonio veniva fatta quando la futura sposa era ancora in fasce! Il contratto di matrimonio era spesso un contratto economico stipulato dalle famiglie dove i futuri sposi a volte nemmeno si conoscevano, così come lo è ancora oggi in molte realtà dell'India. Il significato di queste unioni fatte a tavolino era, per l’aristocrazia in particolare, un modo per stabilire alleanze politiche ed accordi commerciali tra due diversi Stati. La storia è piena di simili e ben note unioni. Oltre che fare e disfare regni, tra la gente comune gli accordi matrimoniali servivano a volte a porre fine a vecchie rivalità o stringere nuove amicizie. Il maschio poteva a volte scegliere tra una rosa di ‘prescelte’ o in rari casi rifiutare – pena la privazione dei beni e di titoli - ma le figlie femmine non potevano in alcun modo disattendere la volontà dei padri. E’ ovvio che per i ceti più poveri la ‘dote’ era rappresentata da generi alimentari o di consumo e per “matrimonio d’amore” s’intendeva quello concluso velocemente ed in perfetta concordia tra le due famiglie. Anche se si potrebbe fare un distinguo tra matrimonio combinato e forzato, c’è da dire che in alcuni paesi paesi asiatici, africani e dell’India ancora oggi è molto diffuso il matrimonio forzato dove le donne sono obbligate a sposare il marito prescelto o addirittura vendute come merce di scambio. 

Con il concilio Lateranense del 1215, la Chiesa cattolica regolamentò ufficialmente il matrimonio per la prima volta:
  • impose l'uso delle pubblicazioni (per evitare i matrimoni clandestini)
  • fu istituito il matrimonio come sacramento
  • per evitare i divorzi, il matrimonio fu legalmente reso indissolubile, salvo per morte di uno dei due coniugi
  • fu richiesto il consenso libero e pubblico degli sposi, da dichiarare a viva voce in un luogo aperto (contro i ratti e le unioni combinate)
  • fu imposta un'età minima per gli sposi (per evitare il matrimonio di bambini, e in particolare di ragazze molto giovani),
  • fu regolamentato l'annullamento del matrimonio in caso di violenze sulla persona, rapimento, non consumazione, matrimonio clandestino ecc.
  • fu necessario il battesimo, affinché il matrimonio fosse stato considerato "validum"
Tale concilio fissò delle regole largamente riprese in seguito nel matrimonio civile, istituito in Francia nel 1791 durante la rivoluzione francese.
Con la rivoluzione sociale del Novecento anche l’individuo e la libertà dei sentimenti acquistarono importanza e l’allentamento dei vincoli imposti dalla società aristocratica portò un nuovo modello di legame dove era l’amore a prevalere.
Eppure, benché oggi, dopo la rivoluzione sessuale degli anni ‘60 e l’emancipazione della donna, la scelta del compagno di vita non è più una decisione dei soli familiari, tra regnanti e dinastie imprenditoriali i matrimoni di interessa continuano ad essere una realtà.
 

 
 CURIOSITA’
In India lo sposo concludeva le nozze portando la sposa sulle spalle fino al suo villaggio.
In Portogallo il sacerdote legava insieme le mani degli sposi con un pezzo di stoffa, in Cina li legava con i capelli.
In Inghilterra gli sposi mettevano l'anello nuziale al pollice.
In Francia, durante il medioevo, la sposa baciava il piede del marito.
In Groenlandia lo sposo prendeva la sposa per i capelli e la trascinava nella capanna.
In Tibet, per risparmiare sulla dote, i fratelli condividevano la stessa moglie.
In Africa, prima di sposarsi, un uomo doveva andare a letto con la futura suocera.
Nelle Isole Gilbert, se un uomo era attratto da una ragazza doveva sposare anche le sue sorelle.
Il velo della sposa fu introdotto dagli antichi romani per proteggere la giovane donna dal "malocchio" di un corteggiatore deluso.
In Europa, nel 1500, le donne si fidanzavano a sette anni, si sposavano a 13!
L'anello matrimoniale (la vera), usato generalmente negli sposalizi cristiani fin dal secolo IX, risale in realtà agli antichi Egizi e veniva posto all'anulare della sposa perché si riteneva che per quel dito passasse una vena che andava direttamente al cuore. 
In Tasmania se una donna chiedeva ad un uomo una zappa lo invitava a fare sesso con lei.
In Cina, era vietato fare sesso per i tre anni successivi alla morte di un genitore.
In Africa, il sesso era proibito quando le vacche erano al pascolo.
Nell'isola della Nuova Irlanda, nel Pacifico, marito e moglie non potevano avere rapporti quando una delle loro scrofe era gravida.
Nei Caraibi gli sposi non potevano avere rapporti di notte: i bambini concepiti al buio sarebbero nati ciechi.
Il termine "luna di miele", il periodo in cui deve aver luogo la consumazione, deriva dal vecchio costume del nord Europa di bere vino misto con miele, come afrodisiaco, durante il primo mese di nozze.
 
 
 
 
 
Riferimenti:
 

http://books.google.it/books?id=FnzxmEeboRQC&pg=PA431&lpg=PA431&dq=spose+fanciulle&source=bl&ots=THVgiMe2Xr&sig=F-gHZYJhJzAMUpsEev_K3ctouI&hl=it&ei=4VHqSczsHsSP_Qbt2YHpAw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3#PPA6,M1;-http://www.apriliasposa.it/curiosita.html;http://209.85.129.132/search?q=cache:TlcCRLpMj9kJ:www.carloconsiglio.it/amore_piu_partner.pdf+Kaingang+in+Brasile&cd=10&hl=it&ct=clnk&gl=it&lr=lang_it;-http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio

 

23 marzo 2009

I LAVORI PIU’ SPORCHI DELLA STORIA

 
I LAVORI PEGGIORI
 
“Dirty Jobs” ovvero “Lavori sporchi” è un programma trasmesso su Discovery Channel in cui il conduttore Mike Rowe viene ripreso mentre sta svolgendo incarichi difficoltosi, strani o molto sporchi caratteristici di alcune professioni. La trasmissione è cominciata con 3 episodi pilota nel novembre 2003, ritornando poi come serie il 26 luglio 2005.
In alcuni episodi, il conduttore era alle prese con diversi lavori collegati agli animali, quale ad esempio il collaudatore di un repellente per squali e di una muta anti squalo. Entrambi questi lavori necessitano, ovviamente, di immergersi in acque infestate di squali. Poi sulla inseminazione artificiale delle mucche e della riproduzione dei cavalli, dove gli addetti devono “infilare” lo sperma nella vagina dell’animale o prelevare lo sperma dallo stallone per portare a termine il loro lavoro. La serie continua con l’allevamento dei maiali e con la produzione di ostriche dove per la raccolta si sta per ore immersi nel fango fino alle ginocchia. La serie di lavori sporchi continua con il lavoro nelle fabbriche di carbone, con quello di spazzacamino, quello portato avanti dagli addetti alle fosse biologiche oppure quelli relativi al riciclaggio degli scarti metallici o di pneumatici.
 
     
 
Comunque, se è vero che ancora oggi vi sono dei lavori difficili ed usuranti, nel passato di certo le cose non stavano meglio!
Tanto per citarne alcuni, nei cantieri edili degli antichi romani (ma anche prima) esistevano gli addetti alla “ruota calcatoria”, una enorme ruota fatta di assi di legno con argani, corde e carrucole, la cui rotazione permetteva il sollevamento di pietre e oggetti molto pesanti. Tale ruota veniva fatta ruotare da un paio di persone (come i criceti!) con la sola forza delle gambe, i “calcanti”, appunto, che facevano questo dall’alba al tramonto.
 
Per gli antichi romani il “garum” era una prelibatezza, lo mettevano su tutto come il ketchup, nonostante di sgradevole odore. Si trattava di interiora di pesce macerate e condite con sale, olio, aceto e spezie (per nasconderne l’odore!) Considerato che la richiesta era altissima così come il prezzo, gli inservienti addetti alla produzione passavano tutti i giorni a lavorare, in pentoloni di terracotta, una poltiglia composta da interiora di pesce da far fermentare per tre mesi.
 
Già avevo accennato ai “fullones” nel post “http://antveral.spaces.live.com/blog/cns!B82C8038190F5EA4!732.entry”. Si tratta dei sgrassatori di panni e lavoratori di lana grezza che utilizzavano per questo l’urina raccolta nelle latrine pubbliche. Il lavoro veniva fatto con i piedi perché occorrevano ore prima che la lana si ammorbidisse grazie all’ammoniaca presente nell’urina.
 
Nel cinquecento era presente la figura del “canteraro” o svuotapozzi, ovvero l’addetto alla raccolta degli escrementi dei pozzi neri di palazzi e condomini. All’epoca i servizi igienici si riducevano all’uso dei “vasi da notte” il cui contenuto veniva, appunto, raccolto in apposite buche che una volta piene dovevano essere svuotate. Per legge il lavoro doveva svolgersi solo di notte e gli addetti, inutile sottolinearlo, avevano problemi agli occhi dovuti alle esalazioni acide. Il liquame puzzolento veniva rivenduto dai canterai ai contadini che lo usavano come concime.
 
Nel ‘700 c’era il mestiere del “mignattaro” che lavorava tutti i giorni in stagni e paludi per fare da esca alle sanguisughe, animali molto richiesti dai medici ed usate per i salassi. Questo lavoro faceva, ovviamente, perdere al mignattaro sangue che lo portava in un continuo stato di debolezza e di rischio infezioni.
 
Famosi erano i conciatori di pelle di Venezia detti “scorzeri”, lavoro diffuso anche altrove. Si lavorava su carogne di animali a cui si aggiungeva la puzza dei materiali usati per la concia. Ci volevano mesi per trasformare una pelle in tomaie e suole o in pergamena e vestiti e le pelli andavano raschiate per eliminare peli da un lato e grasso dall’altro. Dopo essere messe a bagno in calce ed allume, venivano poi tirate e lavorate. Per tale motivo gli scorzieri di Venezia furono obbligati a lavorare sull’isola di Giudecca, lontano dal centro abitato!
 
D’obbligo menzionare anche il mestiere più vecchio del mondo, la prostituzione!
Però qui, in particolare, si fa riferimento alle “meretrici” il cui lavoro era riconosciuto e legalizzato. Già nella società greca antica esisteva la prostituzione femminile, ma anche quella maschile da parte degli adolescenti che erano liberi di vendere i propri “favori”. Il diritto romano regolava con diverse leggi la prostituzione che era praticata nei lupanari aperti soltanto nelle ore notturne. Le meretrici generalmente erano schiave o appartenenti ai ceti più bassi. Nel medioevo la donna, normalmente, non era considerata una compagna con cui condividere momenti di piacere, ma un’occasione di peccato; non per questo però, tutte le donne che avevano rapporti sessuali fuori dello stretto ambito matrimoniale potevano essere considerate meretrici. Fino al Medioevo l’attività di meretrice era comune e fu tollerata con Statuti di molte città che la regolavano.
La meretrice è la donna che instaura con l’uomo un rapporto di tipo commerciale: vende il proprio corpo in cambio di denaro. In una società in cui i rapporti tra gli uomini e le donne erano basati sul principio di subordinazione di quest’ultime, poiché dipendenti sia economicamente sia mentalmente dal maschio, il ruolo della meretrice assunse una nuova dimensione: l’attività professionale che svolgeva non la collocava su di un piano subordinato rispetto all’uomo, ma la inseriva nel contesto sociale come lavoratrice dotata d’autonomia e individualità giuridica.
 
Se oggi esistono i servizi delle pompe funebri, nel Medioevo tale attività era svolta dai “monatti”, in particolar modo per trasportare i cadaveri dei morti di peste (molto frequente all’epoca). Si trattava di persone immuni alla pestilenza pagati in base ai cadaveri recuperati che poi trasportavano su carretti accompagnati dal suono di campanelli per far allontanare la gente.
 
Nella storia della musica, fra il ‘600 ed il ‘700, i castrati (detti musici o evirati cantori) erano cantanti molto richiesti. Si trattava di maschi adulti con voce di soprano, mezzosoprano e contralto (registri tipicamente femminili), ottenuta mediante castrazione durante l'infanzia o comunque prima dell’arrivo della maturità sessuale. Bastava avere una voce discreta ed un’inclinazione per la musica per invogliare le mamme a tentare la fortuna. I ragazzini venivano drogati con oppio ed immersi in acqua bollente dai “chirurghi” dell’epoca che poi estirpavano con delle tenaglie gli organi riproduttivi (i testicoli). Chi aveva la fortuna di sopravvivere a tali torture conservava, per sempre, una voce acuta da bambino, ma non è detto che riusciva, poi, a diventare un bravo e famoso cantante lirico. Tra i più celebri castrati si ricorda Carlo Broschi, in arte Farinelli. Verso la fine del XVIII secolo, i cambiamenti nel gusto musicale e operistico e l'evoluzione dei costumi segnarono la fine per i castrati. L'ultimo grande castrato italiano fu Giovanni Battista Velluti (1781-1861), che interpretò l'ultimo ruolo operistico scritto appositamente per un castrato.
 
 
riferimenti: http://it.wikipedia.org/.... http://www.historiabari.eu/....http://www.focus.it/storia/
 
 

25 gennaio 2009

L’INCESTUOSO MOLIERE

 
Jean Baptiste Poquelin
 
 
In un periodo particolarmente difficile della propria vita, il drammaturgo e attore Jean Baptiste Poquelin, in arte Molière, fu vittima di forti pettegolezzi che lo fecero cadere in una cupa malinconia. Probabilmente questi, insieme alla tubercolosi, lo portarono alla morte avvenuta nel febbraio del 1673.
Infatti, lui e la sua compagna Armande Bejart, che di certo non peccava per eccesso di virtù, furono accusati di incesto.
 
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Nel 1662 il drammaturgo francese, allora quarantenne, convolò a nozze con la ventenne Armande, figlia di Madeleine Béjart, l’attrice con la quale, proprio vent’anni prima, Molière aveva avuto dei rapporti non solo professionali!
Negli atti ufficiali Armande figura come sorella di Madeleine Béjart, che a detta dei contemporanei ne è invece la madre.
Giusto una curiosa coincidenza su cui, a parte la notevole differenza di età, erano fondati i pettegolezzi che per anni coinvolsero la coppia.
Neanche dopo la morte dell’artista le malelingue si calmarono e nel 1688, in un libello anonimo che accusava la gente di teatro di scarsa moralità, la vedova di Molière, affermata attrice, fu esplicitamente accusata di esserne la figlia.
 
 
riferimenti: Focus Storia
 
 

6 gennaio 2009

L'ANNO DELLA PATATA

 

ORIGINI PERUVIANE DELLA PATATA



Il 2008 è stato l'anno della patata. L'idea è venuta nel 2005 al Perù (che ne produce centinaia di specie diverse) ed è stata subito fatta propria dalla Fao.
Le Nazioni Unite lanciano ufficialmente l’"Anno Internazionale della Patata 2008," un'iniziativa promossa in privato da alcuni diplomatici, ma mirata a sollecitare i governi ad aumentare i fondi per la ricerca agricola.
 
Già 2000 anni fa, la patata era il cibo degli Incas. Il suo nome era papas e la consideravano un dono di Axomana, una loro Dea.
Il nome di questo tubero, diventato una delle principali fonti di sostentamento, deriva da batata, parola caraibica che denota la patata dolce.
Il tubero appare in Europa solo dopo la metà del XVI secolo e molte sono le leggende che ne descrivono la sua diffusione. Essa fu importata dagli spagnoli, che l’avevano conosciuta durante la conquista del Perù. Secondo alcuni, il suo ingresso in Europa risale al 1524, quando Francisco Pizarro, spietato conquistatore del Perù ne regalò alcuni esemplari al re di Spagna come curiosità botanica. Ma le origini della patata sono da cercarsi tra il Cile ed il Perù, dove le popolazioni della Cordigliera delle Ande la coltivavano già dall’antichità e dove una antica leggenda narra delle sue origini.
 
 
< La “vergine del Sole” Accla si era innamorata di un contadino del posto e tra di loro l’amore fu subito grande. Quando il sovrano seppe che la giovane aveva violato il voto di castità li condanno entrambi. E la condanna fu davvero durissima: sepolti vivi con la faccia in su. Ma gli amanti avevano la benedizione della Natura, che si ribellò tanto che i fiumi si prosciugarono, le stelle cambiarono di posto e tutta la terra fu contaminata tranne la parte dove era stata sepolta la coppia. I sacerdoti in preda al terrore decisero di riesumare i corpi per bruciarli, ma, invece dei due cadaveri, trovarono solo due grandi tuberi che giacevano fianco a fianco. >

Erano nate le patate!

 


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10 dicembre 2008

LA STORIA DEI BLU-JEANS

 

CHI HA INVENTATO I BLUE-JEANS?

In origine il tessuto da cui deriva quello con cui si crearono i primi pantaloni era il fustagno realizzato con lino e cotone e che, conosciuto sin dal medioevo, veniva importato dall’India dai mercanti veneziani.

Dal fustagno i francesi della cittadina di Nimes crearono un nuovo tipo di tessuto molto robusto detto “tela di Nimes” poi soprannominato “Denim” che veniva allora tinto in blu con la pianta guado (isathis tinctoria) o con l’indaco. Anche Chieri in Piemonte divenne nota per la produzione di tessuto Denim che veniva portato a Genova per confezionare sacchi e vele per le navi. Quando il cotone divenne un materiale più economico e disponibile in grandi quantità questo tipo di tessuto divenne materiale d'eccellenza per abiti da lavoro.

La primogenitura in fatto di fabbricazione dei blue-jeans viene ricondotta alla città di Genova in virtù della grande tradizione tessile che fin dall'antichità ha costituito una importante voce nelle esportazioni liguri di manufatti (come velluti di Zoagli e damaschi di Lorsica) e che cominciò a confezionare pantaloni col tessuto Denim per i propri marinai.

Il termine blue-jeans (utilizzato fin dal 1567) nasce nel XVI secolo quando dal porto genovese iniziò la grande esportazione di questo materiale verso le Americhe e si ritiene che il termine derivi direttamente dalla frase “bleu de Gênes” ovvero “blu di Genova in lingua francese.

Il vero business iniziò, invece, quando l’emigrante ebreo Levi Strauss che dalla Bavaria si era trasferito in California nel 1853, aprì a San Francisco l’omonima fabbrica che contribuì lentamente a rendere i “pantaloni da lavoro” noti in tutto il mondo. Egli con l'aiuto di Jacob Davis, un sarto del Nevada, che per primo abbinò al denim i celebri bottoni di metallo, mise a punto il più longevo dei pantaloni, resistente alle intemperie e alle mode.

Il primo personaggio noto ad indossare blue-jeans in Italia fu Giuseppe Garibaldi, ex marinaio, che durante lo sbarco dei mille a Marsala indossò, come molti dei suoi garibaldini, un paio di "genovesi", oggi conservati a Roma presso il Museo del Risorgimento.

Oggi per i capi confezionati si utilizzo un tessuto leggermente diverso dal Denim originale tinto con coloranti chimici e per adeguarli alle richieste della moda del momento, sono sottoposti a trattamenti di "finissaggio" come il lavaggio in acqua (effetto lavato), con pietra pomice (effetto stone washed),   con cloro (effetto delavé o blicet). Nel 1930 divennero simbolo del tempo libero e nel 1950 si diffusero grazie alla prima cultura giovanile (star ribelli come James Dean e Elvis Presley ne aiutarono il successo) e all’avvento del rock ’n roll.

 


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2 dicembre 2008

L’ESTINZIONE DELLE API

 
  

API E PROFEZIE DEI MAYA
 
 
 
 
La causa improvvisa della moria delle api che da tempo sta facendo preoccupare zoologi e naturalisti non ha, ad oggi, ancora una causa certa.
Il “World Watch Institute” (fondato a Washington nel 1975, offre a studiosi e politici informazioni globali ed interdisciplinari sui fenomeni del nostro tempo ed in particolare sulla situazione ecologica del globo, pubblicando annualmente un rapporto) ha espresso la sua preoccupazione denunciando il fatto che in molti stati americani un terzo degli alveari è già scomparso. Anche se tale fenomeno non ha avuto l’eco che meritava, gli effetti negativi derivanti potrebbero essere, invece, molto seri.
 
“Quando le api scompariranno all’Uomo resteranno circa 4.000 anni di vita. Non più impollinazione, non più piante, non più animali, non più uomo”
 
Questo è quanto in tempi non sospetti scrisse Albert Einstein. Ma già i Maya con le loro “profezie” avevano predetto un radicale cambiamento (la fine delle Terra?) nel mondo previsto per dicembre 2012. Le varie civiltà che si sono succedute nei millenni hanno spesso ritenuto l’ape un insetto molto importante, considerandolo perfino sacro. Questo grazie al fatto che la cera veniva usata per l’illuminazione ed il miele come alimento energizzante e dolcificante. Inoltre l’ape era strettamente correlata con il Trascendente perché il suo miele veniva assimilato alla vitale rugiada, dono del cielo.
Le api erano considerate messaggere divine e presso i greci erano consacrate alla dea Demetra, simbolo di morte e di resurrezione. Per i Maya l’ape rappresentava il Paradiso e sarebbe stata inviata sulla Terra dagli dei per favorire l’elevazione spirituale dell’Uomo. Per gli egizi era presa a riferimento sia come simbolo di ubbidienza e di valore che per i riti funebri, mummificazione compresa. In tempi più moderni, nel nord-est della Francia nel giorno del Venerdì Santo gli allevatori ponevano sulle arnie una croce di cera per assicurarsi un buon raccolto di miele. A Saint-Martin-Le-Chatel esiste una chiesetta dedicata ai santi Filippo e Giacomo ritenuti protettori delle api.
 
La dea Ape per i Sumeri
 
 
Ma quale sarebbe il motivo della scomparsa delle api?
Agli inizi si pensava fosse una conseguenza delle culture OGM, dell’effetto serra, del buco dell’ozono o dell’uso indiscriminato di pesticidi e di concimi chimici, ma, dal momento che le api si sono bene adattate negli anni a tali circostanze, secondo un recente approfondito studio dell’università tedesca di Landau le cause sarebbero invece da attribuire ad uno squilibrio elettromagnetico che da anni interesserebbe il nostro pianeta. Squilibrio che deriverebbe da una eccessiva presenza di sorgenti a radio-frequenza, quali TV, radio, cavi elettrici, radar, cellulari e forse da una anomala attività solare. Tale inquinamento sconvolgerebbe il sistema di comunicazione ed orientamento di uccelli ed insetti e delle sensibili api in particolare.
Targhette d’oro greche (British Museum)    
 
Secondo gli studi del ricercatore Maurice Cotterel sui cambiamenti che stiamo vivendo, in relazione alle attività delle macchie solari e sul calendario dei Maya, ci troveremmo oggi nella “Quinta era”. Secondo il calendario Maya, l’attuale “Età dell’Oro” (la quinta, governata dal dio Quetzalcóatl, il serpente pennuto dell’antico Messico precolombiano, patrono di tutti i sacerdoti e simbolo della morte e della resurrezione) terminerà nel 2012. Secondo il ciclo dei mondi l'epoca attuale veniva considerata il quinto mondo, mentre le quattro precedenti Ere dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra sarebbero tutte terminate con distruzioni e sconvolgimenti ambientali.
Decodificando le loro complesse rappresentazioni astronomiche, gli autori rivelano il significato delle profezie, giungendo alla conclusione che la nascita e la fine della civiltà coincidono con i cicli delle macchie solari.
 
Il dio Quetzalcóatl
 
Cosa ci dobbiamo aspettare?
Secondo Maurice Cotterell e Adrian Gilbert, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuta ad uno spostamento dell’asse del pianeta. La Terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici, come quello occorso il 26 dicembre 2004 e descritti dallo storico Velikvosky nel libro "Earth in Upheaval". Cotterell, in base ai suoi studi ha concluso che la profezia relativa alla fine della quinta Era deriva da un calcolo della prossima inversione del campo magnetico terrestre, prevista per il 2012. Chissà, forse fu proprio uno spostamento dell’asse terrestre che circa 10.500 anni fa fece sprofondare Atlantide e Lemuria o che provocò il Diluvio Universale?
 
 
Il calendario Maya
 
Per qualche catastrofista lo spostamento dell’asse terrestre cambierebbe il clima ed un suo rapido movimento metterebbe perfino a rischio l’intera esistenza sulla Terra.
 
“Ape, svegliati, lavora per Dio e per me!”
[antico canto degli apicoltori di Nievre nel giorno della Candelora]
 
Geroglifico di un ape su un tempio a Luxor
 
 
 
 

4 novembre 2008

Collezioni strani e.... costose

 
 
VENDITA ALL'ASTA  
 
 
La vendita di cose strane non avviene solo su e-bay, ma anche nelle tradizionali aste pubbliche. Si sa che nelle aste si vendono, in genere, oggetti d'arte e di valore, ma spesso vengono battuti anche cimeli appartenuti a personaggi entrati nella storia. In giro vi sono collezionisti o semplici appassionati che pagano cifre alte pur di impossessarsi di oggetti che li interessano.
Ve ne propongo alcuni.
 
 
  Fender Stratocaster di Jimi Hendrix
venduta nel 2006 per 126.000 €
[Hendrix era un mancino ma preferiva suonare chitarre per destrimani con le corde messe al contrario. Quella venduta era una delle ultime chitarre usate dall’artista alla fine degli anni ‘60]
 
 
   Scarpette di Pelè
aggiudicate nel 2003 per 16500 €
[Edson Arantes Do Nascimento, noto a tutti come Pelè, durante la sua carriera calcistica ha segnato circa 1280 gol. Le scarpe messe all’asta furono usate dal giocatore per segnare il suo millesimo gol con la squadra del Santos]
 
 
   Pistola Walther PP utilizzata nel primo film di James Bond
venduta nel 2006 per 80.000 €
[E’ stata la prima pistola usata da Sean Connery nel fil “Agente 007 licenza di uccidere” uscito al cinema nel 1962]
 
 
   Ford Escort appartenuta a Papa Wojtyla
aggiudicata nel 2004 per 480.000 €
[Il valore di questa vecchia Ford del 1975 non raggiungeva i 100 €, ma l’aveva usata Papa Giovanni Paolo II già dai tempi in cui era arcivescovo di Cracovia]
 
 
   Scrivania di J.F.Kennedy
aggiudicata nel 1966 per circa 1 milione di euro
[Scrivania usata dal presidente americano durante i primi anni del suo mandato]
 
 
   Bastone e bombetta di Charlotte
venduti nel 2007 per circa 99.000 €
[Trattasi del primo bastone e cappello usati da Charlie Chaplin nei primi film nell’anno 1914]
 
 
   Occhiali di John Lennon
aggiudicati nel 2007 per 1 milione di euro
[Sono gli occhiali tondi indossati da Lennon durante i concerti e che egli donò all’interprete giapponese, in cambio di un set di tazze di rame, mentre i Beatles erano in tournè a Tokyo]
 
 
   Il pene di Napoleone
venduto nel 1961, non se ne conosce l’importo pagato
[Si dice che durante l’autopsia del corpo dell’imperatore, un prete ne asportò il pene per ricordo. Poi, alla morte del prete gli eredi lo misero in vendita]
 
Inoltre:
 
Capsula spaziale sovietica degli anni ‘80
venduta nel 2007 per 72.000 €
 
5 Profilattici in budello di animale del XIX sec.
aggiudicati nel 1992 per 11.500 €
 
Una strana Impronta (si suppone dello Yeti) trovata sui ghiacciai dell’Himalaya nel 1951
venduta nel 2008 per 2800 €
 
Pezzo di paracarro contro il quale si schiantò l’auto di James Dean nel 1955
venduto per 1060 €
 
Paio di jeans “Levi Strauss & Co.” dell’inizio 1900
aggiudicati nel 2005 per 42.000 €
 
Costume di Superman (usato da C. Reeve)
venduto per 82.000 €
 
Infine, venduti di recente:
 
Rolls Royce datata 1904 (la più antica); una delle 17 copie della “Magna Charta” (la costituzione firmata da Edoardo I nel 1297); Collier di perle della regina Maria Antonietta.
 
 
 
riferimenti: Focus 01/2008 


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20 settembre 2008

VECCHIE INUTILI TASSE

 

IL COSTO DELLA BENZINA
 
 
Se si analizza il prezzo della benzina si scopre che esso è costituito per il 70% da imposte e per il rimante 30% dal costo del prodotto e dal guadagno.
Ma non tutti sapranno che le imposte sono formate dall' IVA (del 20%) e da varie piccole accise.
Per accisa (da accidere=decurtare) si intende una tassa e sulla benzina, dai tempi del fascismo ad oggi, ne sono state messe una decina, nate per far fronte a delle momentanee situazioni di emergenza, sono poi, come sempre accade in Italia, diventate definitive.
 
  La prima ad essere inclusa nel prezzo della benzina fu l'accisa di 1 una lira e 90 centesimi messa da Mussolini nel 1935 per il finanziamento della guerra di Etiopia;
 
  nel 1956 si aggiungono le 14  lire al litro per il finanziamento della crisi del canale di Suez (crisi internazionale per il pagamento del pedaggio delle navi nel canale).
 
  Per la ricostruzione del Vajont, dopo il disastro del 1963, fu aggiunta un imposta di 10 lire e lo stesso avvenne nel 1966 per risanare i danni dell'alluvione di Firenze.
 
  Nel 1968 si aggiunse l'imposta di 10 lire per il terremoto nel Belice e poi quella di 99 lire per il terremoto nel Friuli nel 1976.
 
  Seguono le 75 lire al litro per il terremoto dell'Irpinia del 1980 e le 205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983.
 
  Per ultimo, in ordine cronologico, vi è l'accisa di 22 lire per la missione in Bosnia del 1995 e le 39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
 
Tali tasse, seppur non più utili e vecchissime, sono ancora presenti e beffa nella beffa l'IVA viene calcolata sul totale delle tasse (l'imposta sull'imposta!)
Se da un lato può essere normale per tutti gli italiani pagare per una guerra improvvisa o per un risanare una imprevista catastrofe non lo è altrettanto il pagare queste cose per sempre o per dare aumenti contrattuali come quello dei ferro-tranvieri!
 
Sebbene il tutto comporta solo 485.90 lire di tasse, ovvero 25 centesimi di euro per ogni litro di carburante che ognuno di noi acquista, è una questione di correttezza e di principio, specialmente in un particolare momento di crisi generale dove il costo della benzina ha raggiunto costi proibitivi. Infine, sarebbe interessante sapere dove vanno (e sono andati) a finire tutti i milioni di lire che dal 1935, ogni anno, arrivano (e sono arrivati) allo Stato per tali accise che riguardano progetti non più in essere.
 
 
 


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6 settembre 2008

DATI ISTAT

 
I NOMI DEGLI ITALIANI
 
 
Da un recente articolo su "Intrage" vengo a conoscenza che in Italia i nomi Francesco e Giulia sono i più diffusi.
Lo conferma l'Istat nell'ultima indagine su "Natalità e fecondità della popolazione residente" nel nostro paese. Nonostante esistano circa 30 mila nomi maschili e altrettanti femminili, i nomi "storici" sopravvivono  e vengono ancora scelti dai genitori per i loro nuovi nati.
Ultimamente, in omaggio all'ex Papa, morto il 2 aprile 2005, sono aumentatati i bambini che nel nome contengono Karol o Giovanni Paolo. Infine, dal punto di vista della distribuzione regionale, al Centro-Sud spopola Francesco, seguito da Matteo e Alessandro diffusi soprattutto a nord e da Lorenzo, prevalente in Toscana e Lazio. Per le femminucce invece Giulia è il nome preferito quasi ovunque, senza distinzioni regionali, seguito da Francesca, gettonato in Campania, Basilicata e Calabria e da Martina che primeggia in Puglia. Originale infine la scelta della provincia di Bolzano, che tra i tanti nomi femminili privilegia Anna.
 
Per concludere eccovi un elenco di nomi e cognomi strani ma veri!
 


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15 agosto 2008

L'INFIORESCENZA PIU GRANDE DEL MONDO

 

L'ARO TIRANO

Non tutti sanno che l'infiorescenza più grande al mondo pesa più di 70 chilogrammi e può raggiungere i 3 metri di altezza. Si tratta dell' Aro Tirano e il suo nome scientifico è tutto un programma: Amorphophallus titanum, dove l'allusione alla forma mastodonticamente fallica non poteva essere più chiara. La pianta endemica delle foreste tropicali dell'isola di Sumatra e dell'Indonesia fu scoperta dal botanico fiorentino Odoardo Beccari nel 1878. Il fiore (sarebbe più giusto parlare di infiorescenza) che vive solo 3-4 giorni emana un odore particolarmente sgradevole che ricorda quello della materia organica in putrefazione e per questo è stato soprannominato "fiore cadavere".

Nonostante presente in molti orti botanici non è facile indurre tale pianta alla fioritura e ogni qualvolta che accade diventa un avvenimento. E' il caso della spettacolare fioritura nell'agosto 2007 presso il Giardino dei semplici di Firenze, nel 2006 nel giardino botanico di Brooklin e in questi giorni nel giardino botanico nazionale di Meise, a 13 chilometri da Bruxelles.

A proposito, il più grande fiore singolo appartiene alla Rafflesia arnoldii una pianta parassita indonesiana (dove il fiore può superare il metro di diametro e pesare sino a 10 kg.)

Giusto meraviglie della natura!

 

 

 

4 giugno 2008

NON TUTTI SANNO CHE.....

 

E' morto Mr. Pringles

 

Chi non conosce le patatine "Pringles" note soprattutto per l'insolita confezione a forma di lungo cilindro di cartone?!
Se non lo sapete, in Italia vengono importate solo alcune versioni, mentre negli Stati Uniti o nel Canada, per esempio, vi sono decine di altre differenti versioni e addiriuttura alcune versioni ad edizione limitata.
Le patatine sono un marchio americano della "Procter & Gamble", ma furono create per l'esercito USA nel 1960 ed usate durante la seconda guerra mondiale. Solo nel 1967 si decise di vendere al pubblico e per questo occorreva una confezione.Venne scelto il particolare inscatolamento inventato da Fred Baur di Cincinnati,  che consisteva, appunto, in un contenitore a forma di tubo progettato per tenere impilate le patatine a forma di sella e una sottile pellicola superiore da strappare.
Purtoppo il Dottor Fredric J. Baur è scomparso all'età di 89 anni il 4 maggio di quest'anno, e,  fatto insolito,  aveva chiesto ai suoi figli che dopo la sua morte le sue ceneri venissero poste in una confezione di Pringles! I figli hanno, ovviamente, esaudito il suo desiderio e
parte delle sue ceneri sono state versate dentro un barattolo di Pringles e interrate al cimitero Arlington Memorial Gardens di Springfield Township, nell'Ohio. Un'altra parte delle ceneri li ha voluti tenere per sè la nipote Linda. 
Le conserva in memoria del nonno in Mississippi, ma in una normalissima urna.




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8 maggio 2008

LINGUE

 cartoon_164 

In tutto il mondo ci sono più di 2700 principali lingue parlate.

La lingua più parlata al mondo è il cinese Mandarino (885 milioni di persone). La seconda è l'inglese (514)

Il linguaggio più difficile e ostico è il Basco, parlato nel nord della Spagna e in alcune piccole zone della Francia. Non ha alcuna relazione con altre lingue al mondo.

Vi è una lingua, la Berbera, presente in alcune zone del nord Africa che è solo orale non avendo alcuna forma scritta.

II nostro amamto/odiato latino è parlato ufficialmente solo nella Città del Vaticano.
L'alfabeto col maggior numero di lettere è il cambogiano con 74 lettere.
Il più breve alfabeto del mondo, invece, ha solo 11 lettere ed utilizzato nelle Isole Salomone.

La lingua con il più alto numero di vocali è Sedang, un centro vietnamita, con 55 suoni vocalici distinguibili.

Il linguaggio col minor numero di termini è il Taki, parlato in alcune parti della Guinea francese, che si compone di solo 340 parole.


La lingua malayalam, parlato in alcune parti dell'India, è l'unica lingua il cui nome è una parola palindroma (la si può leggere da entrambi i lati).

 

 


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30 aprile 2008

LE CITTA PIU ANTICHE DEL MONDO

 
Le 5 città più antiche del mondo (continuamente abitate) 
 
 
 
 
Ho scelto solo le prime 5 città anche se l'elenco poteva continuare all'infinito.
Ecco l'elenco delle più antiche, ancora superstiti, città e paesi di tutto il mondo. Le risultanze vengono fuori da studi archeologici e trattasi di stime e dati approssimati.
 
NOME         LUOGO       TEMPO(**)              NOTE
Jericho        Palestina        9,000 BC          Evidenze indicano che la città fu abbandonata parecchie volte e poi si espase ricostruendola.
Byblos         Libano           5,000 BC          La datazione al carbonio ha evidenziato che l'anno del primo insediamento saarebbe avvenuto intorno al  7000±80
Damascus    Syria      4,300 BC-3000 BC    Gli scavi a Tel Ramad in periferia hanno dimonstrato che Damasco è stata abitata nell'intervallo  8000 - 10,000 BC. Comunque Damasco non è documantata come una importante centro fino a quando non vi giunseso gli Aramaeans nelle date indicate.
Aleppo          Syria              4,300               Agi inizi del secondo millennio prima di Cristo Aleppo gareggiava con Damasco per il titolo di più antica città della Siria. Entrambe dimostrano un'occupazione che supera gli  8000 anni.
Susa             Iran               4200 BC          Segni di abitazionui fino a 7500 anni.
 
Per farvi rendere conto dei valori menzionati, ho preso a riferimento la civiltà italiana degli Etruschi, un famoso popolo che visse molto prima dei Romani. Ebbene, è stato studiato che la civiltà etrusca si è sviluppata creando centri abitati solo intorno all' 800 BC.
 
(**)=Tempo approssimato trovato 
 

 

 


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20 marzo 2008

LO STRUSCIO

 
Oggi, secondo tradizione, sarebbe giornata di struscio! 
Alla voce "strùscio" nell''Enciclopedia Treccani si legge:
 
s.m. - 1. A Napoli, il passeggio in via Roma e via Chiaia, in occasione della visita ai Sepolcri, nella settimana santa (così chiamata dallo strusciare dei piedi sul fondo stradale, o dallo strusciarsi delle persone tra loro, nel grande affollamento.)
2. Per estens., la passeggiata domenicale o serale in cittadine di provincia.
 
Difatti, quando c'è molta gente per strada, in particolare quando si cammina su due file, avviene lo struscio!
Nella mia città lo struscio, invece, lo si faceva il giovedì e venerdì Santo (giorno dei Sepolcri) quando i fedeli si recavano a visitare le chiese di diverse parrocchie (in un numero sempre dispari e mai più di sette altrimenti era malaugurante). Una buona occasione per mettersi in mostra indossando vestiti nuovi ed incontare gente.
Col passar del tempo lo 'struscio pasquale' diventò un evento sempre più per i giovani perché questi ne aprofittavano per avere, dai genitori, "panni" nuovi da indossare per l'occasione. Ci riferiamo agli anni del dopoguerra e successivi, quando si comprava qualche indumento nuovo solo a Natale e Pasqua. Sebbene negli anni lo "struscio" acquistò, poi, sempre più il significato di "passeggiata" e di "shopping", ancora oggi, in molte famiglie c'è l'abitudine di acquistare qualche indumento nuovo proprio in occasione delle festività. 
 
 
"O struscio beneventano e na vota"
di Antonio Cimmino

Mentre all’inizzio
ero nu poco muscio,
poi pruvaie sfizzio
a fare lo struscio,
ch’era ‘o rito pasquale
e visità ‘a cattedrale
e ll’ate chiese d’’a città.
Na specie ‘e penitenza
pe’ guadagnà indulgenze,
struscianno a ccà e a llà.
Ma chella strusciata
pe’ nuie giovinotte
era pure l’occasione,
piuttosto rara e ghiotta,
pe’ curteggià ‘e guaglione
ca in quella iurnata
strusciavano a ppalate.
Erano tiempe senza
discoteche e sale ‘e ballo.
‘A divina provvidenza
succurreva ‘e pappavalle !


 
 
 
 


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27 febbraio 2008

GRAVITAZIONE

 
A TESTA IN GIU'
 
earth-Gravity

Le affermazioni prima e le constatazioni poi che la Terra fosse tonda, non erano soddisfacenti per gli studiosi dell'epoca perché i sostenitori della sfericità della Terra non erano ancora in grado di spiegare  perché cose e persone - che si trovavano agli antipodi - non cadessero nello spazio. Nel 1543 Copernico dovette 'consumare' molte pagine del suo libro per dimostrare che la Terra era tonda per la sua teoria eliocentrica, nonostante nel 1521 Sebastiano del Cano avesse già circumnavigato l'intero globo dimostrando pratìcamente la sfericità del nostro pianeta.
 
 
 
D'altro canto, che sull'altra parte dell'emisfero cose e persone rimassero a terra senza cadere nell'aria lo avevano dimostrato Colombo e Magellano andando sul posto (la scoperta delle Americhe). Nonostante Aristotele avesse già dato una risposta a tale dubbio, affermando che ogni oggetto pesante fosse attratto dalla terra (che per lui era il centro dell'Universo), si dovette poi aspettare fino al 1687 quando Newton lanciò la teoria della gravitazione. Era grazie all'attrazione gravitazionale che i pianeti giravano intorno al Sole, restando in orbita, e che tutti gli oggetti fossero attratti dalla Terra stessa. Si disse, la Terra girava mantenendo un orbita stazionaria e qualsiasi cosa vi si trovasse sopra veniva fortemente attratta da essa. Solo allora si fù sicuri e ci si pacificò che la Terra fosse tonda!    
 
 
 


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24 febbraio 2008

STUDIO DELLA SPAZZATURA

 

Dimmi cosa butti e ti dirò chi sei!

 

La scienza che studia la spazzatura si chiama "Garbologia"  e deriva dal termine inglese "garbage" (=spazzatura).
 
Tale termine fù usato per la prima volta dallo scrittore Alan Weberman in un suo libro dedicato a Bob Dylan.
[Weberman divenne noto alla fine degli anni 1960 con la sua controversa metodologia di ricerca e di interpretazione di cose inerenti la vita di Dylan, che veniva fuori anche dall'esaminare il contenuto dei suoi rifiuti domestici.] 
Succesivamente il temine ritornò alla ribalta grazie all'archeologo William L. Rathje che a capo di alcuni studenti dell'università dell'Arizona, diresse il progetto "Tucson Garbage", uno studio effettuato nella vecchia discarica 'Fresh Hills' (area intorno all'omonimo fiume) che ha raccolto l'immondizia di New York dal 1948 al 2001 e che dovrebbe ora diventare un parco.
Il dr Rathje ed i suoi collaboratori studiarono il contenuto dei rifiuti al fine di esaminare i modelli di consumo.
Spesso quello che veniva fuori dall'esamina dei rifiuti di una zona, non corrispondeva alle informazioni note sulle abitudini dei suoi abitanti. Per esempio,  il consumo di alcol è stato dimostrato essere in realtà molto più alto di quanto risultava dai questionari compilati dalle famiglie della zona. Pertanto, lo scavo e l'analisi della spazzatura relativa agli anni passati, aveva un suo valore scientifico ed ha portato Rathje a suddividere l'età del consumismo in tre periodi: arcaico (1950-1960),  classico (1961-1975) e decadente (1976-1980).
 
In aggiunta, la ricerca Rathje ha rilevato che il tasso di biodegradazione naturale è molto più lento di quello che era stato, invece, dato come probabile.
 

 

 


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21 febbraio 2008

ASPETTATIVE DI VITA

 
 

La speranza di vita alla nascita è un indice statistico che indica il numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere, all'interno della popolazione che è stata indicizzata, a partire dalla sua nascita. È una diretta conseguenza del tasso di mortalità e assieme all'indice di mortalità infantile rispecchia lo stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione ed è quindi utile per valutare lo stato di sviluppo di una popolazione oltre che rappresentare semplicemente un indice demografico. Nel primo grafico si vede in che modo in Italia la longevità è aumentata negli anni, dalla preistoria ad oggi. E' interessante notare come agli inizi del medioevo l'età media subisce un calo dovuto, probabilmente, alle scarse condizioni igieniche ed alle errate credenze che scienze e religione propinavano. Inoltre, mentre dagli albori delle civiltà fino al XX secolo l'aumento è alquanto costante e lineare, dalla metà del 1900 in poi, le continue scoperte e le migliorate condizioni di vita portano ad un aumento notevole della longevità (di più per le donne). In 1900 anni si è avuto un incremento della vita media di 15-20 anni, mentre negli ultimi 50 anni l'ncremento è stato addirittura più di 30 anni!
 
Nella figura successiva sono invece indicate le "speranze di vita alla nascita" negli Stati membri delle Nazioni Unite (192 paesi) relative al 2006.  
 
 
 
70 anni e più
¦¦ 82 anni e più
¦¦ 80-81 anni
¦¦ 78-79 anni
¦¦ 76-77 anni
¦¦ 74-75 anni
¦¦ 72-73 anni
¦¦ 70-71 anni
¦¦ indisponiblie
meno di 70 anni
¦¦ 65-69 anni
¦¦ 60-64 anni
¦¦ 55-59 anni
¦¦ 50-54 anni
¦¦ 45-49 anni
¦¦ 40-44 anni
¦¦ 35-39 anni
¦¦ meno di 35 anni
 
 


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10 febbraio 2008

L'ACIDO ACETILSALICILICO

 
Erodoto nelle "Storie" narrava che esisteva un popolo stranamente più resistente di altri alle comuni malattie; tale popolo usava mangiare le foglie di salice. Ippocrate, considerato il padre della medicina, nel V secolo a.C. descrisse una polvere amara estratta dalla corteccia del salice che era utile per alleviare il dolore ed abbassare la febbre. Un rimedio simile è citato anche dai sumeri, dagli antichi egiziani e dagli assiri. Anche i nativi americani lo conoscevano e lo usavano per curare mal di testa, febbre, muscoli doloranti, reumatismi e brividi.
La sostanza attiva dell'estratto di corteccia del salice bianco (Salix alba), chiamato salicina, fu isolato in cristalli nel 1828 da Henri Leroux, un farmacista francese, e da Raffaele Piria, un chimico italiano. La salicina è abbastanza acida quando viene sciolta in acqua (una sua soluzione satura ha pH 2,4), per questo venne ribattezzata acido salicilico. Il composto fu isolato anche dai fiori di olmaria (Spiraea ulmaria) da alcuni ricercatori tedeschi nel 1839. Ma ebbe però poco successo proprio a causa della sua acidità che provocava gastriti.
Nel 1897 Felix Hoffmann, un chimico dell'azienda tedesca 'Friedrich Bayer & Co.' per aiutare il padre, che pur trovando sollievo nell'acido salicidico contro i reumatismi era restio nel prenderlo a causa del suo sapore molto amaro e per i dolori di stomaco che gli provocava, modificò la formula del composto aggiungendo un gruppo acetile (CH3(C=O)-) al posto di un ossidrile (-OH),formando l'acido acetil-salicilico. Tale composto presentava gli stessi effetti terapeutici dell'acido salicilico, ma con minori effetti collaterali. Nacque così il primo farmaco sintetico - una molecola nuova.
Il nome "aspirina" fu brevettato dalla Bayer il 6 marzo 1899, componendo il prefisso "a-" (per il gruppo acetile) con "-spir-" (dal fiore Spiraea, da cui si ricava l'acido spireico, ovvero l'acido salicilico) e col suffisso "-ina" (generalmente usato per i farmaci all'epoca).
Il diritto ad usare il marchio "Aspirina" negli Stati Uniti fu acquistato nel 1918 dalla Sterling Drug Inc..
Già nel 1917, prima ancora che il brevetto scadesse, la Bayer non riuscì ad impedire che il nome e la formula del farmaco fossero impiegati da altri.
Sul mercato apparvero quindi "aspirine" prodotte da numerose diverse case farmaceutiche finché nel 1921 una sentenza della corte federale degli Stati Uniti fece di "aspirina" un nome generico non più soggetto a brevetto. In altre nazioni, tra cui l'Italia ed il Canada, il nome "Aspirina" è invece ancora un marchio registrato.
 
 


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